San Pietro, in pochi anni più di cento banchi e una giornata in meno. Aumento delle tariffe – I divieti di sosta e le modifiche al traffico

L’appuntamento è per domenica prossima, 30 giugno. Fino a qualche tempo fa le bancarelle arrivavano già nella giornata di sabato. La fiera contava oltre 600 banchi (ormai sono 485) e “San Pietro” per qualche anno è stata anche più grande di “Sant’Agata”. I banchi sconfinavano anche in corso Italia, che però era invivibile per il caldo e scarsamente redditizia. La crisi, il Covid, la debolezza della categoria generata da una serie di motivazioni (dal problema mondiale rappresentato dall’e-commerce a quello tutto cittadino della moltiplicazione delle fiere, delle tariffe altissime e della mancata gestione virtuosa dei mercati da parte del Comune) hanno ridotto di molto la “salute” delle aziende degli ambulanti. Nonostante questo, l’appuntamento della fine di giugno alla Foce resta una delle migliori “piazze” della città

Domenica tornerà il tradizionale appuntamento con la Fiera di San Pietro alla Foce, una delle manifestazioni commerciali più amate dai genovesi. Una delle più grandi, dopo la Fiera di Sant’Agata. Rispetto a qualche anno fa, però, è dimagrita di parecchio, cioè di oltre 100 banchi. E rispetto allo scorso anno la tariffa che devono pagare gli ambulanti è aumentata da 143 a 150 euro, quindi di 7 euro, il 4,6% rispetto alla scorsa edizione, quella del 2023. L’aumento va a pesare su una tariffa già pesantissima. Una giornata a Chiavari costa 32 euro (quasi un quinto), mentre a Rapallo 65 euro, molto meno della metà di quanto costa piazzare il banco a Genova.

Nessuna fiera genovese è ormai straordinariamente attrattiva, spiegano gli ambulanti, e la tariffa è veramente “fuori mercato”, specie se vista in relazione a quanto si guadagna. Certo, la fiera di San Pietro è tra le migliori piazze, è anche stata riorganizzata nel migliore dei modi, caso più unico che raro. È stata completamente cancellata la parte che da qualche anno aveva invaso corso Italia. Dal punto di vista commerciale non dava i buoni risultati del resto della fiera ed esponeva gli ambulanti ad insolazione e colpi di calore. Il forte calo degli espositori per i più svariati motivi ha permesso di restringere l’area e superare quella collocazione scomoda.
Completamente cancellata anche la giornata di sabato, anche se molti ambulanti vorrebbero poter esporre e vendere come una volta. La doppia giornata favorirebbe anche la presenza di operatori che arrivano da più lontano e, quindi, la varietà della merce. Non si capisce, a senso, per quale motivo la giornata sia stata abolita.
Ma perché gli espositori sono drasticamente diminuiti? Tanti sono i motivi. Come per tutto il commercio, praticamente in ogni angolo del mondo, pesano le quote strappate dall’e-commerce al business condotto nella maniera tradizionale. Il Covid e lo stop quasi totale del lavoro ha ucciso molte aziende mentre chi ha potuto è andato in pensione. La crisi economica che dura da anni ci ha messo del suo, lo spopolamento di una città che era proiettata al milione di abitanti crollata a 562mila, l’invecchiamento della popolazione, il troppo lavoro precario e insicuro pesano in maniera determinante. Tutto questo pesa sull’attrattività di ogni fiera, ma anche sul potenziale business di ogni attività commerciale.
Poi c’è tutta la partita che riguarda la parte degli espositori genovesi, gli stessi che partecipano ai mercati bisettimanali che l’amministrazione sta lasciando colare a picco. Sono proprio gli ambulanti a spiegare che non esiste alcuna politica di tutela e rilancio. La promessa riassegnazione degli spazi ormai liberi al mercato di Bolzaneto? Una semplice “offerta di miglioria”, la possibilità per chi ha già un posto di sceglierne uno migliore ha visto la risposta di una sola impresa. La pratica, peraltro, una volta veniva messa in atto (continuamente e senza bisogno di bandi) dai “vigili” che si occupavano dei mercati. Il mercato di Dinegro sta esalando l’ultimo respiro, il mercato di Sestri resta nella sede contestata dagli ambulanti da diversi lustri. Inoltre, l’assessorato ha moltiplicato fiere e fierette, con spazi consegnati gratuitamente a Civ e Proloco, affidati poi ai consorzi che fanno capo alle associazioni di categoria le quali affittano agli ambulanti. Alla Fiera di Natale vengono letteralmente regalati dal Comune parecchie decine di migliaia di euro, senza che questo riesca a migliorare l’esposizione. L’iperattivismo sul fronte fiere non trova però, riscontro sui mercati, quelli nati per calmierare i prezzi nelle periferie, ed è per questo che in centro non c’è mai stato alcun mercato. Oggi persino piazza Matteotti, ora, è spesso trasformata nella “Fiera dell’Est”: si sono contate fino a quattro manifestazioni in diverse aree della piazza in un solo finesettimana. Tra l’altro con problemi evidenti di decoro in una piazza che ha come “fondale della scena” Palazzo Ducale.
Se l’amministrazione, pur non volendo rinunciare alle aperture di nuovi supermercati, volesse aiutare davvero ai commercianti a resistere, per gli ambulanti dovrebbe mettere seriamente mano alla riorganizzazione dei mercati. Gli operatori lo chiedono da tempo. Inutilmente.
Le misure relative alla viabilità per la fiera di San Pietro
I 485 banchi a cui si è ridotta la fiera (numerosi spazi sono ormai occupati da dehors che sono stati sottratti tutto l’anno al parcheggio dei residenti e in occasione di San Pietri alla superficie fieristica) impongono, comunque, le grandi manovre sul fronte del traffico.
Dalla mezzanotte di sabato e fine cessate esigenze, divieti di sosta e transito in:
- via Casaregis tutto il tratto compreso tra corso B.Aires e corso Marconi;
- via Cecchi entrambi i lati di entrambe le carreggiate nel tratto compreso tra corso Torino
e via Casaregis; - corso Torino tratto compreso tra via Cecchi e corso B.Aires, esclusi i controviali di
levante e di ponente e, limitatamente alla sola sosta, la carreggiata ponente nel tratto tra
via Rsuspoli e via Cecchi (fronte civici 121-131RR); - via Ruspoli ambo i lati del tratto compreso tra via Casaregis e corso Torino;
- via Rimassa carreggiata lato levante nel tratto compreso tra via Morin e via Cecchi;
- via San Pietro Foce tutta;
- via Morin ambo i lati nel tratto compreso tra via Rimassa e via Casaregis ad eccezione
del tratto tra via Rimassa e via Craverso dove sarà consentito il solo transito con inversione del senso di marcia che diventerà da levante a ponente con obbligo di arresto allo stop e prosecuzione diritto all’intersezione con via Rimassa; - via Pareto per i primi 15 metri ambo i lati a partire dall’intersezione con via Casaregis;
- via Trebisonda ambo i lati nel tratto compreso tra via Montesuello e corso Torino;
- via Pisacane ambo i lati nel tratto compreso tra piazza Palermo e corso Torino
Inoltre, per consentire le modifiche al servizio di trasporto pubblico è previsto sono previsti divieti di sosta negli stessi orari in queste zone:
- via Rimassa lato levante della carreggiata di levante, nel tratto tra il civico 76 (compreso)
e via Morin, con contestuale istituzione del capolinea AMT linea 20; - via Rimassa ambo i lati della carreggiata lato ponente in corrispondenza dei civici 169 e
171 RR e sul lato ponente della stessa carreggiata nel tratto a mare del civico 51; - corso Marconi lato monte della carreggiata monte in corrispondenza del civico 40R;
- via Ruspoli lato monte fronte civico 5;
- È invertito il senso di marcia, che diventerà a senso unico da levante a ponente, nello stacco tra le due carreggiate di via Rimassa in corrispondenza di via Morin.
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